Le partiture sono utilizzabili a soli fini didattici o di ricerca scientifica e senza scopo di lucro.
(art. 70, c. 1, L. 22 aprile 1941, n. 633, introdotto dalla L. 9 gennaio 2008, n.2, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.21 del 25 gennaio 2008)

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domenica 16 marzo 2008

C'è posta per noi (10)

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"Ciao
MA CHE BELLA IDEA HAI AVUTO !!!

Ne approfitto con piacere con la speranza di fare cosa gradita.

Già ogni giorno mi pervengono (su
www.pieromontanaro.com) decine di richieste di partitura e base di questa mia canzone, AMICI MIEI, cantata da cori e non, magari ai raduni degli alpini, sul pulman tornando a casa dai concerti, ecc.
Piero Montanaro"
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testo di Piero Montanaro
musica di Remipas
arm. Fabio Valsangiacomo
SCTB
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"Salve,
ti mando la partitura de’
IL PECORAIO.
Spero gradita.
Ciao

S. C. del Coro "La Martinella" di Firenze"
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arm. Claudio Malcapi
TTBB
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mercoledì 11 luglio 2007

La pastora e il lupo

(Nigra 69)
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"...La vicenda dell'agnello della pastora recuperato vivo dalla pancia del lupo affamato per opera di un ardito cavaliere ha un'origine assai antica.
La prima versione nota è addi­rittura in latino (« Lucis orto si­dere ») ed è stata rintracciata, secondo quanto riferisce il Ni­gra, da Puymaigre al n° 119 dei « Carmina Burana », un mano­scritto medievale del XIII secolo di poesie latine e tedesche con­servato nel monastero di Bene­dictbeuern nell'Alta Baviera e pubblicato per la prima volta a Stoccarda nel 1847 e successiva­mente a Breslavia nel 1883.
Si tratta dell'opera di uno dei tanti « clerici vagantes », sorta di studenti che vagabondavano nel Medioevo da una università all' altra.
Ma la sua origine letteraria è stata smussata col passar del tempo dalla elaborazione popo­lare e in particolare nelle versio­ni toscane si ritrova la testimo­nianza della mentalità e dei co­stumi del popolo laddove la pa­stora, richiesta di un bacio dal cavaliere, gli raccomanda di parlar piano ché altrimenti, se qualcuno lo sentisse, la sua re­putazione di ragazza sarebbe ro­vinata e non troverebbe più ma­rito."

Da “Canzoni Toscane” – Claudio Malcapi – 1981
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Partiture:
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Due piemontesi
arm. A. Benedetti Michelangeli
TTBB
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arm. Gianni Malatesta
TTBB
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una toscana
arm. Claudio Malcapi
TTBB
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e sette versioni del trentino
arm. Luigi Pigarelli
TTBB
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Nunzio Montanari
TTBB
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La pastora
arm. Cristian Gentilini
TTBB
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La pastora
arm. Fernando Mingozzi
TTBB
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La pastora
arm. Mino Bordignon
TTBB
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arm. Gianni Malatesta
TTBB
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arm. Teo Usuelli
TTBB
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venerdì 8 giugno 2007

Ninne nanne

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“…Per quanto riguarda le ninne nanne va osservato che questi canti non assolvevano soltanto al compito di quietare e addormentare i bambini, ma anche a quello di avviare il processo di inculturazione del nuovo nato (e inculturazione non soltanto musicale). Attraverso la ninna nanna, poi, era offerta alla donna un'occasione di sfogo non altrimenti possibile all'interno della società contadina tradizionale. Ciò spiega in parte perché tanto spes­so le ninne nanne, contro l'opinione corrente, non abbiano testi lieti e sereni e musicalmente si connotino come veri e propri lamenti,
anche disperati. Come ninne nanne il mondo popolare ha usato testi di ogni origine e carattere e non soltanto quelli (che solitamente sono definiti ninne nanne) in cui è fatto esplicito riferimento al sonno del bambino (con promesse o minacce). Non raramente nei testi delle ninne nanne compare l'immagine della morte e altrettanto spesso ap­paiono altri segni e immagini paurosi. Ciò che uniforma questi vari testi assunti nell'uso come ninne nanne è la funzione a cui vengono destinati, ma quasi mai i caratteri musicali originari vanno intera­mente perduti…”

Da “I Canti Popolari Italiani” – Roberto Leydi – Mondatori 1973

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“…L'obiettivo immediato di una ninna-nanna è ovviamente quello di far addormentare il bambino; qualsiasi testo può quindi essere utilizzato, qualsiasi melodia, purché il ritmo si adatti allo scopo. Ma è frequente il caso che – consapevolmente o no – l'«autrice» della ninna-nanna si serva di questo momento di libero sfogo per esprimere sentimenti e convinzioni che l' antifemminismo congenito di ogni società patriar­cale le impedisce di manifestare in altra occasione. Cullando il bam­bino, la madre parla quindi talvolta della sua condizione di donna, og­getto della scelta altrui; oggetto di desiderio ma esposta al «naturale» destino di sedotta-abbandonata, con il matrimonio come unica possi­bile sistemazione da guadagnare con il silenzio, la rassegnazione alla miseria e alla sottomissione, la bravura nelle occupazioni «femminili», la condanna ai lavori domestici e alla totale dedizione alla cura del bambino stesso…” “…In altri casi l'accento è posto soprattutto sulla miseria, sulla fame, sul necessario che manca. Quasi sempre, comunque, la ninna-nanna ha una funzione di «istru­zione» del bambino, di accostamento ai costumi, ai valori, alla realtà della vita…”


Da “I Canti Popolari Italiani” – Giuseppe Vettori – Newton 1975

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Partiture:
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arm. Giorgio Vacchi
TTBB
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Una ninna veneta
arm. Gianni Malatesta
TTBB
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la stessa ninna
arm. Giorgio Vacchi
TTBB
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Dormi mia bella, dormi
arm. Patrizio Paci
TTBB
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Dormi mia bella, dormi
arm. Giovanni Uvire
TTBB
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Dormi mia bella
arm. Mino Bordignon
TTBB
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Dormi, mia bella
arm. Terenzio Zardini
TTBB
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Toscana
arm. Claudio Malcapi
TTBB
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una serie di ninne nanne emiliane
arm. Giorgio Vacchi
TTBB
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La stessa per coro misto
arm. Giorgio Vacchi
SCTB
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arm. Giorgio Vacchi
SCTTBB
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arm. Giorgio Vacchi
TTBB
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Una dolcissima melodia trentina
arm. Renato Dionisi
TTBB
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la stessa in un'altra armonizzazione
arm. S. Deflorian
TTBB
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Russia
arm. S. Deflorian
TTBB
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Francia (Alvernia)
arm. Paolo Bon
TTBB
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Infine due ninne d'autore
testo di Danpa - Pallesi
musica di Mac Gillar
arm. Luciano Casanova Fuga
TTBB
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di Enrico Miaroma
2VP
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domenica 3 giugno 2007

Il grillo e la formica

(Nigra 127)
Questo notissimo canto narrativo già pubblicato fin dalla metà del secolo scorso e diffuso in tutto il nord e centro Italia si prende gioco del piccolo mondo degli insetti semplicemente traspo­nendovi i pensieri, sentimenti ed azioni degli uomini.
Giannini lo cataloga fra le « novellette », Fornari riferisce che è tuttora usato come « giro­tondo » nei giochi infantili.
Il canto può avere due svolgi­menti: uno tragico, con la morte del grillo subito dopo le nozze, scandita dal rintocco delle cam­pane a riprese successive; uno lieto, in cui gli sposi poveri in canna vengono aiutati a met­ter su casa da una schiera di altri animali che forniscono genero­samente chi il letto, chi il mate­rasso, chi il cuscino, o il pane, l'acqua, il vino, la carrozza, i cavalli, i servitori e via dicendo.
C'è anche qualche versione (Ferraro, Priore) in cui i due svolgimenti sono riuniti.
Da “Canzoni Toscane” – Claudio Malcapi – 1981
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Partiture:
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Una versione trentina
arm. Luigi Pigarelli
TTBB
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una versione veneta
arm. Gianni Malatesta
TTBB
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Ed una toscana
arm. Claudio Malcapi
TTBB
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giovedì 24 maggio 2007

Ambulanti





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Stagnini, seggiolai, spazzacamini, arrotini…ecc. ecc. Tutti accomunati da una caratteristica: La passione per le massaie loro clienti.
Arrivavano dai monti, dall’Oriente, da Trieste, da Piacenza o da chissà quale altro luogo e giravano per le strade del paese, annunciavano gridando la loro venuta e aspettavano che le donne uscissero di casa con eventuali lavoretti.Ecco allora che i doppi sensi a sfondo erotico si sprecano in queste cante che, diffuse dagli stessi ambulanti, sembra potessero avere anche una funzione sostanzialmente pubblicitaria.
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partiture:
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tre spazzacamini veneti
arm. Gianni Malatesta
TTBB
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arm. Giorgio Voltolina
SCTB
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arm. Loris Tiozzo
TTBB
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un seggiolaio trentino
arm. Antonio Pedrotti
TTBB
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un arrotino toscano
arm. Claudio Malcapi
TTBB
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un altro trentino
arm. Renato Dionisi
TTBB
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uno stagnapadelle emiliano
arm. Giorgio Vacchi
TTBB
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arm. Giorgio Vacchi
SCTB
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dei calderari triestini
arm. Paolo Bon
TTBB
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e dei calderai emiliani
arm. Giorgio Vacchi
TTBB
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Siam calderai
arm. Giorgio Vacchi
SCTB
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e ci infiliamo anche un ortolano trentino
arm. Roberto Di Marino
SCTB

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martedì 15 maggio 2007

La guerriera

(Nigra 48)
“….Il riscontro di questa canzone si trova in Francia, nella regione della Lingua D'Oc, nella valle bearnese d'Ossau. Sventuratamente la canzone linguadochese non è intiera. Ma quel frammento è pre­zioso perché indica l'esistenza della canzone nel mezzodí della Fran­cia, dove io l'aveva appunto sospettata fin dal 1858.
Esistono in Francia altre canzoni sul tema di una ragazza che va a fare il soldato, ma non hanno punto che fare colla forma speciale di quella della Guerriera .
Questa invece ebbe una grande espansione in Portogallo, dove ha vita rigogliosa sotto i titoli di Donzella que vai à guerra, Dom Martinho de Avisado, Dona Leonor, Dom Carlos, Dom Ioào, Dom Bardo, Donzella guerreira ….”

“…. Il tema della nostra canzone si trova pure trattato nei canti popo­lari illirici, e vi è trattato in modo analogo, col medesimo processo e con molti tratti simili. Lo stesso tema è nei canti greci, ma senza alcuna analogia caratteristica.
Per noi il fatto importante si è che la canzone si trova nella mede­sima forma e coi medesimi tratti nell'alta Italia, nella Francia meri­dionale, in Portogallo e nelle isole Azzorre. In qual modo può spie­garsi la coesistenza di una e medesima canzone in questi vari paesi? Nella prefazione alle lezioni da me pubblicate nella « Rivista con­temporanea » sopra citata, io scriveva a questo proposito : « Qualun­que sia l'origine (della canzone), io penso che non altramente che dalla Provenza (presa qui nel senso di tutta la Francia meridionale) venne trasmessa alle due penisole, italica e iberica, passando poi colle prime crociate in Grecia e nei paesi slavi »…..”
Da "Canti popolari del Piemonte" - Costantino Nigra - Einaudi
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Partiture:
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arm. Pasquale Amico
TTBB
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arm. Claudio Malcapi
TTBB
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arm. Claudio Malcapi
TTBB
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arm. Renato Dionisi
TTBB
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arm. Lorenzo Donati
SCTB
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martedì 1 maggio 2007

Convegno notturno

(Nigra 76)
Le canzoni italiane, provenzali, francesi e catalane, che si aggi­rano sul tema della domanda per parte del galante d'un convegno notturno, possono dividersi in tre classi.
Prima classe. Convegno promesso e fissato, ma poi, all'atto, non concesso;
Seconda. Convegno promesso e accordato;
Terza. Nessuna promessa e nessuna concessione di convegno.Cominciamo da quest'ultima classe. Ad essa appartiene la lezione d'Oleggio, raccolta da Domenico Buffa e pubblicata da Marcoaldi col titolo L'onesta scortese'. Il galante va a passeggiare la sera sotto le finestre di Maria, bussa alla porta e chiede di entrare. Maria ri­sponde che non ha mai aperto di notte, né aprirà. È scalza, in carni­ciuola. Il galante stia di fuori finché sia giorno. Questi si adira. La ragazza dice, che se è abbandonata morrà di cordoglio. Ma l'onore le è caro quanto l'amore. Abbia pietà di lei. Allora il galante si rav­vede; vorrebbe far pubblica la di lei scortesia in lode del di lei onore. Le dà la buona sera. Domani porterà l'anello e la sposerà. È una bella e onesta canzone che fa onore al popolo che la canta. Fu ripro­dotta nel Nipote del Vesta-Verde di Cesare Correnti del 1856. Una lezione monferrina è nella prima raccolta del Ferraro, e una istria incompleta e scorretta, è in quella dell'Ive (1).
Uno strambotto, pubblicato da Casetti e Imbriani, offre, ma meno bene, la stessa situazione (2).
Alla seconda classe appartengono le lezioni veneziane pubblicate da Bernoni, la marchigiana da Gianandrea, la emiliana di Cento da Ferraro, l'umbra da Mazzatinti (3). In queste la donna si chiama Ca­tina, Catarina (in quella di Cento Bettina). Essa accorda il convegno, introduce l'amante in camera. La madre, o il padre, se ne accorge. Essa dice che è il fornaio di casa, o la sorella. E quando è rimprove­rata per aver introdotto l'amante, risponde : lasciate dire alla gente quel che vuole; io voglio amare chi m'ama.
A questa classe spetta pure la romanza catalana Don Ramon y Magdalena (4) .
La terza classe comprende tutte le piemontesi qui pubblicate, uno strambotto pubblicato da Casetti e Imbriani (5), e una guascona della raccolta di Bladé (6). Nelle lezioni piemontesi la bella Giuseppina, Giovanna o Caterina, richiesta dal galante, gli dà convegno per la sera in casa. Ma venuta la sera e arrivato il galante, non gli apre la porta, colla scusa che è scalza e in camiciuola, e che la madre, essendo il padre assente, dorme con lei. Il galante non ammette la scusa e si crede burlato. In qualche lezione c'è scambio d'acerbe parole.Nella lezione guascona, la bella Marion si ride malignamente del galante che è di fuori al gelo, coi ghiacciuoli alla veste. Essa gli dice : — Hai tu sentito l'usignuolo che canta la ture lan lure? Egli passa la notte al freddo. Hai tu sentito la ghiandaia e il rigogolo, che cantano la tran lan lare? Essi passano la notte alla rugiada. Così, mio povero Giuseppe, tu sei l'uccello di Marion; danza, se vuoi, in mezzo al ghiaccio, e cantami una bella serenata. — Altre lezioni fran­cesi, una della Franca Contea pubblicata da Buchon, una normanna da Ch. Benoist, una franco-brettone da Ad. Orain e tre bressane da Guillon (7) , partecipano un po' a tutte le tre classi. L'amante si pre­senta di sera o di notte alla porta della bella e chiede d'entrare. Essa risponde che non apre la porta a mezzanotte (o che non ha la chiave) e che c'è in casa, coricati, il padre e la madre. Vada sotto la finestra presso il di lei letto. L'amante ci va. È coperto di neve e ha fango fino ai ginocchi. La bella, mossa a pietà, va a prendere il mantello del padre per gettarglielo sulle spalle. Nella lezione normanna, il padre ode il discorso e minaccia la figlia di metterla in convento. Ma essa dichiara che non ci vuol andare e che preferisce, naturalmente, un uomo di suo gusto a tutte le vecchie devote del monastero. Nella le­zione della Franca Contea e nella franco-brettone l'innamorato si lagna che i cani di casa gli abbaiano contro, e par che dicano in loro linguaggio : garzone, tu perdi il tuo tempo. Questa e una delle bres­sane hanno poi finali diversi. La canzone è anche ricordata da Rathery (8).
1 Ferraro, C. pop. monf., 62. — Ive, 323.
2 Casetti e Imbriani, 1, 48.
3 Bernoni, Nuovi c. pop. venez., 9; Tr. pop. venez., 28. — Gianandrea, 279. — Ferraro, C. pop. di Ferrara ecc., 65. — Mazzatinti, 291.
4 Milà, Romancerillo ecc., 188.
5 Casetti e Imbriani, 1, 47.
6 Bladé, Poés. pop. de la Gasc., II, 196.
7 Buchon, 83. — « Romania », XIII, 433. — 329, 333, 399. — Rolland, Recueil ecc.,
v, I.
8 « Moniteur universel », 27 maggio 1853, n. 147.
Da "Canti popolari del Piemonte" - Costantino Nigra - Einaudi
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Partiture:
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Una versione emiliana per coro maschile
arm. Andrea Mascagni
TTBB
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Un'altra emiliana per coro misto a 6 voci
arm. Giorgio Vacchi
SCTTBB
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Una toscana per coro a voci virili
arm. Claudio Malcapi
TTBB
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due versioni per coro maschile appartenenti alla seconda classe del "Convegno notturno"
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e una trentina
arm. Luigi Pigarelli
TTBB
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domenica 29 aprile 2007

Il tamburino


(Nigra 73)
La canzone del Tamburino è egualmente sparsa nell'alta Italia, in Francia e in Catalogna. Nell'alta Italia ne furono già pubblicate quattro lezioni, una veneta da Widter e Wolf, a vero dire molto im­perfetta una veneziana dal Bernoni 2, e due monferrine dal Ferraro, senza contare quella pubblicata dal Nerucci, giacché la can­zone penetrò anche in Toscana . Nelle lezioni monferrine del Ferraro è intercalato un passo non genuino, ed è quello dove il re domanda al tamburino che mestiere fa, ed egli risponde : — Mura­tore. — E il re : — Fammi una stanza, ma senza mattoni e senza calcina. — Il tamburino risponde : — Che mestiere fa vostra figlia? — Fa abiti, dice il re. — Allora, ripiglia il tamburino, me ne faccia senza filo e senza ago. — Tutto questo passo non ha che fare colla canzone del Tamburino, e appartiene a un'altra canzone, che nella presente raccolta ha per titolo : Che mestiere è il vostro?
In Francia, sua patria probabile, la canzone è nota per numerose lezioni, delle quali indico qui quelle che sono a mia notizia : un frammento pubblicato da Gérard de Nerval, una lezione della Sciam­pagna da Tarbé, una del paese di Metz da Puymaigre, una nor­manna da Benoist, una bressana da Guillon, una franco-brettone da Sébillot e Tiersot, e ben sedici lezioni, di differenti luoghi della Francia da E. Rolland 3.Come al solito, c'è il riflesso catalano, in quattro lezioni pubbli­cate dal Mila, una in testo completo e tre in varianti 4, e in una pub­blicata dal Briz, con varianti 5. In alcune lezioni piemontesi il tamburino è cambiato in sarto, e il tamburo e le bacchette sono trasformate nel ferro da stirare e nelle cesoie. Così in alcune francesi, invece del tambour si ha un fendeur .
Da "Canti popolari del Piemonte" - Costantino Nigra - Einaudi
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Nelle lezioni dell’Italia settentrionale, al tempo della prima guerra mondiale i tre tamburini sono stati mutati in tre alpini.
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Partiture:
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Una versione francese
arm. Andrea Mascagni
TTBB
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Una versione toscana
arm. Claudio Malcapi
TTBB
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e due versioni con gli alpini al posto dei tamburini
arm. Luciano Casanova Fuga
TTBB
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arm. Luciano Casanova Fuga
SCTB
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arm. Gianni Malatesta
TTBB
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El tamburo
arm. Andrea Mascagni
TTBB
(by Coro Valsella - Borgo Valsugana)
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sabato 28 aprile 2007

La barbiera francese

(Nigra 33)
"La canzone della Barbiera è venuta in Piemonte dalla Francia. Le lezioni francesi a me note sono quelle della Franca Contea, pubbli­cate da Max Buchon e da Beauquier, quelle del Velay, pubblicate da V. Smith, e le bressane da Guillon . In queste lezioni il galante dice alla bella barbiera che ha cambiato di colore per i di lei begli occhi, o per l'amore che ha per lei, o per i di lei amori; ed essa gli ri­sponde che i suoi amori e il suo cuore non sono per lui, ma per un altro e che viaggiano notte e giorno sulla Senna, o sul mare. In una bressana, l'amante preferito è il figlio del re d'Inghilterra. Questo finale, nelle lezioni piemontesi, è sostituito da uno ben diverso che sembra tolto da altra canzone e che apparentemente non ha nulla che fare con ciò che precede. « Quali sono i vostri amori? » Cosí il finale della canzone piemontese. — La barbiera risponde che sono il re di Francia e l'imperatore, ma che sceglie il re di Francia. Io so­spetto che questo finale sia stato appiccicato alla lezione piemontese quando la canzone, venuta di Francia, sarebbe stata applicata a Maria Cristina, figlia di Enrico IV e di Maria dei Medici, detta Madama Reale, duchessa reggente di Savoia, nel tempestoso periodo del suo governo in Piemonte durante la minorità di Carlo Ema­nuele II. La canzone sarebbe cosí divenuta di qua dall'Alpi un'allu­sione satirica alle sollecitazioni d'alleanza di Francia dall'un lato e d'Austria dall'altro lato, contro le quali ebbe lungamente e penosa­mente a dibattersi la duchessa reggente. La preferenza francese, mentovata nel canto, accennerebbe, in tale ipotesi, alla risoluzione presa dalla duchessa di conchiudere colla Francia il trattato d'al­leanza del 1638 (3 giugno), contro l'Austria. Questa supposizione poggia, a vero dire, su fragile base. Basti pertanto l'averla accennata.Vi è pure una canzone catalana che, nella prima parte, è press'a poco identica colla francese e colla piemontese, ed è quella pubblicata da Milà col titolo La barbera di Francia'. Anche in questa il finale è diverso da quello delle altre. Alla barbiera che gli domanda perché abbia cambiato colore, il galante risponde che è la di lei bellezza che gli ha trafitto il cuore. Chiede del marito. La donna risponde chi: è andato a pescare con tutti i suoi servitori. A mezzanotte il marito arriva, il galante lo pugnala. Il mattino questi è legato e condotto in carcere. Non m'arrischio a dire se questo finale appartenga alla can­zone fin dall'origine, e se la lezione catalana debba ritenersi come piú compiuta e piú genuina delle francesi.Ma qui non finiscono i destini di questa canzone. Essa fu pure saldata colla canzone Il ritorno del soldato in una lezione di Sale­Castelnuovo (Ivrea), in una di Valfenera (Asti), e probabilmente in altre non ancora pubblicate. La saldatura comincia dopo che il galante ha detto che ha cambiato colore vedendo le mani cosí bianche della barbiera. Questa si mette a piangere e dice che piange del ma­rito assente, con quel che segue, come nella canzone del Ritorno del soldato."
Da "Canti popolari del Piemonte" - Costantino Nigra - Einaudi
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Partiture:
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arm. S. Cavallo
TTBB
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La barbiera
arm. Stefano Bonnini
TTBB
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La barbiera
arm. Giovanni Uvire
TTBB
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La barbiera degli alpini
arm. Monte Cauriol
TTBB
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Una versione toscana
arm. Claudio Malcapi
TTBB
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Una emiliana
arm. Giorgio Vacchi
TTBB
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la stessa per coro misto
arm. Giorgio Vacchi
SCTB
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venerdì 6 aprile 2007

La pesca dell'anello

(Nigra 66)
“La pesca dell'anello caduto in acqua (per lo piú nel mare) dalla mano d'una ragazza, è un tema che ha dato luogo, in Italia e fuori, a molti canti d'indole diversa. La congerie considerevole di questi canti si lascia però dividere in due serie distinte, cioè, la serie lieta delle barcarole italiane, e la serie dolente delle canzoni francesi.
Nella prima serie il tema si svolge molto semplicemente. Una ra­gazza lascia cadere l'anello nell'onda. Chiede a un pescatore di pescarglielo. Il pescatore consente, ma vuole essere pagato. La ragazza offre denaro e la borsa ricamata. Il pescatore rifiuta denaro e borsa, e domanda come mercede, un bacio. Secondo le varie lezioni, il bacio è accordato subito, o soltanto dopo risposta a varie obbiezioni, o è ri­fiutato, ovvero non si sa se sia accordato o rifiutato. In alcune lezioni sopraggiunge il padre o la madre che manda la figliuola a casa, ove l'attende una correzione. In altre il pescatore promette, fra varie cose, la vesta meravigliosa di trentatre colori, che figura piú a proposito nella canzone dei Falciatori. È questa una saldatura fuor di luogo, come quella del finale della Tomba della Rosettina che si trova appic­cicato in fondo alla lezione istriana pubblicata da Ive.Nella serie francese la ragazza lascia cadere nell'acqua l'anello, o le chiavi d'oro, o altro; ma ordinariamente, quando perde o s'ac­corge d'aver perduto l'oggetto, è già salita sopra una barca dietro invito dei marinari. Chiede che le sia pescato, diremo l'anello, perché è l'oggetto piú frequentemente designato. Il piú giovane dei marinai, il galante, si getta nell'acqua. Piomba una e due o tre volte; tocca l'anello, ma si annega. Compianto della madre, o del padre dell'an­negato, e della bella.”
Da "Canti popolari del Piemonte" - Costantino Nigra - Einaudi
---
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Partiture:
non sono riuscito a trovare nemmeno una elaborazione per coro a voci miste.
se qualcuno me la mandasse...
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una laziale
arm. Luigi Pigarelli
TTBB
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Una toscana
arm. Claudio Malcapi
TTBB
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Una emiliana
arm. Paolo Bon
TTBB
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Un'altra emiliana
arm. Giorgio Vacchi
TTBB
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una veneta
arm. Gianni Malatesta
TTBB
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un'altra veneta
arm. Loris Tiozzo
TTBB
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e da uno spunto popolare...
arm. Paolo Bon
Canone a 3 voci
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martedì 3 aprile 2007

Donna lombarda

(Nigra 1)

Donna lombarda

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Dona lombarda dona lombarda
se vuoi venire a cenar con me
dona lombarda dona lombarda
se vuoi venire a cenar con me

-
Mi venireva ben volentieri
ma l'ò paura dello mio mari
-
Tuo marito fallo morire
fallo morire che t'insegnerò
-
Va me l'orto de lu tuo padre
prendi la lingua dello serpentin
-
Prendi la lingua del serpentino
butala dentro ne lu buon vin
-
E alla sera riva 'l marito
o moglie mia pòrtami da ber
-
Tu lo vuoi bianco tu lo vuoi nero
pòrtalo pure come piace a te
-
O moglie mia come la vale
che questo vino l'è intorbolì
-
Sarà la pompa dell'altro ieri
e che l'à fatto ma intorbolì
-
Ma un bambino di pochi mesi
che apena apena cominciò a parlar
-
O padre mio non lo sta a bere
che questo vino l'è avvelenà
-
E all'onore di questa spada
o moglie mia bévilo tue
all'onore di questa spada
donna lombarda devi morir.

---

Donna lombarda è la più famosa delle ballate italiane e quella che
più ha stimolato le esercitazioni filologiche dei folkloristi,
all'inseguimento della sua origine e al riconoscimento dei suoi
personaggi. Fu Costantino Nigra, con un saggio giustamente famoso,
ad aprire il dibattito su questa canzone avanzando l'ipotesi che
sia da vedersi, nell'avvelenatrice "donna lombarda" la longobarda
Rosmunda. Questa ipotesi è forse più geniale e audace che
attendibile perché il fatto che Donna lombarda racconta è un fatto
esemplare e per nulla specifico, che potrebbe trovare riferimenti
di cronaca, in ogni tempo.Da vari segni, sia nei testi che nelle musiche, Donna lombarda non
sembra essere ballata molto antica e non è improbabile che la sua
origine sia italiana. A differenza di tante altre ballate che a noi
vennero certo dalla Francia o da altri paesi europei, questa non
sembra avere fuori del nostro paese che sporadica presenza.


Da Roberto Leydi - I Canti Popolari Italiani - Mondadori

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Partiture:

Questa è una versione emiliana armonizzata per coro a voci miste

arm. Giorgio Vacchi
SCTTBB

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la stessa versione per coro a voci virili

arm. Giorgio Vacchi
TTBB


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Ed una toscana sempre per coro maschile

arm. C. Malcapi
TTBB
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