Le partiture sono utilizzabili a soli fini didattici o di ricerca scientifica e senza scopo di lucro.
(art. 70, c. 1, L. 22 aprile 1941, n. 633, introdotto dalla L. 9 gennaio 2008, n.2, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.21 del 25 gennaio 2008)

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domenica 12 gennaio 2014

Canso de bouyé

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Invio con piacere per la prima volta la partitura dell'antico canto per 4 voci maschili TTBB (medioevale e cataro secondi alcuni, del XV sec. secondo altri), nella suggestiva ineguagliata armonizzazione di P. Bon circolante in 2 versioni con il titolo "Canso de bouyé" o "canso do bouyé" a cui farò riferiemnto con "le bouyé".

Ho modificato il titolo originale (poi spiegherò perché), ho separato le 4 voci, ho sostituito alle parole occitane come erano scritte la pronuncia italiana del testo occitano, ho riportato poi il testo integrale del canto come era nello spartito (con alcune correzioni) con la sua pronuncia e la traduzione letterale.
Mi sembrava particolarmente importante fornire una corretta pronuncia del canto: il rischio (verificato) è che ogni coro abbia la sua pronuncia personale venendo meno almeno in parte ad uno dei principi fondamentale del nostro cantare: il rispetto verso la cultura secolare di cui il canto è l'espressione.
Si tratta del risultato di una mia ricerca durata quasi 4 mesi su due canti di P. Bon “Som som” e “Le bouyé”. Del primo canto avevo trovato due versioni, nella prima si annotava che era “un'antica antica ninna nanna provenzale”, nella seconda sotto il titolo era riportato “Ninna dell'Alvernia”. Nel secondo spartito “le bouyé”, sempre in due versioni, si affermava che era un canto provenzale (lingua d'oc). Queste sono le domande a cui ho cercato di rispondere.

Domande e risposte (spero) rapide
1) “Som som” è un canto occitano provenzale o dell'Alvernia (Auvergne in francese)?Dell'Alvernia senza ombra di dubbio. Il motivo principale è contenuto in questa frase: “Som som béni béni= “sonno sonno vieni vieni”.
Béni” è l'imperativo del verbo “venir” (venire in italiano ) come pronunciato in Linguadoca, nel sud dell'Auvergne e in Guascogna invece di "véni" (fenomeno indicato dai linguisti con il termine "betacismo").
In Provenza non si usa mai pronunciare (né tanto meno scrivere) “B” al posto della “V”. 
2) Ma allora “le bouyé è occitano provenzale?No assolutamente. Anche qui nessun dubbio.
Basta,
per iniziare, confrontare la settima strofa in una versione “raccolta in Provenza” e un'altra “raccolta nel territorio del dialetto linguadociano”.*“Tots los romious que passaran prendran d'ayga senhada” (versione Linguadociana raccolta a Montauban 1848 – Dipartimento di Tarn e Garonna)
*“Tutti
i pellegrini che passeranno prenderanno acqua benedetta” (in Italiano)[versione con una sola differenza rispetto a quella dello spartito (passeran)]

*“ E
lei romieus que passaràn prendron d'aiga senhada (versione Provenzale)
* “
E i pellegrini che passeranno prenderanno acqua benedetta” (in Italiano)L'articolo plurale maschile in Linguadociano è “los” (pronuncia" lus"), in Provenzale (maschile e femminile) è “lei( pronuncia “li”).
3) Ma allora perché chiamare provenzali dei canti che non lo sono?La risposta sorprendente che ho trovato quasi alla fine del mio lavoro [vedi “Grammaire de l'ancien provençal ou ancienne langue d'oc” J. Anglade (1921);Provenzale e occitano: vicende glottonimiche” di Riccardo Regis] risiede in una consuetudine già medievale da parte dei letterati italiani (poi proseguita fino ai nostri giorni dai linguisti) di indicare con il termine “provenzale” la lingua occitana (dal latino "provincialis", derivato a sua volta dal termine “provincia” che indicava “l'antica provincia romana” che si estendeva ancora nel Medio Evo dalle Alpi all'Oceano Atlantico e quindi su quasi tutto il territorio dove si parlava la lingua occitana dei trovatori in modo pressoché indifferenziato). Solo dal XIV secolo ha avuto inizio la differenziazione che ha portato alla formazione dei 6 dialetti occitani odierni (linguadociano, provenzale, guascone, limosino, alverniate e vivaro-alpino con molte nostre vallate piemontesi come la Val Maira, Vermenagna, Po, Varaita, Germanasca, Chisone....
   Oggigiorno la maggioranza degli studiosi usa il termine
“occitano” (già coniato nel Medio Evo e di cui era a conoscenza il nostro grande poeta “Dante”, vedi il suo trattato “De vulgari eloquentia”) per indicare la lingua d'oc evitando così di creare una grande confusione nei non addetti ai lavori.

Conclusione
Il canto “Som som” ( o “Soun soun”, “Soin soin” “Souon souon”) è diffuso in tutta l'Occitania con varietà di melodie e contenuti. Anche il canto "le/lo bouyer" è conosciuto in tutta l'Occitania per cui esistono esecuzioni in tutti i dialetti occitani salvo forse il vivaro-alpino; il testo è stato pubblicato in una quarantina di versioni che, a differenza della melodia, possono variare in modo significativo di contenuto dopo le prime strofe. Nella versione dello spartito di riferimento il testo occitano è in dialetto linguadociano.
Ma allora anche il titolo dovrebbe essere linguadociano!
Per cui mi sembra più adeguato come titolo (mantenendo lo schema di P. Bon) “Canso del bouyer” (titolo, come gli altri 2 di P. Bon, inesistente sul web in Francia), o anche l'ancora linguadociano "Cant del boièr" (in pochi siti francesi).
Normalmente in Francia troviamo solo l
e/lo "bouyer" (linguadociano, alverniate) oppure "lo boèr" (guascone), "lo boier" (provenzale), "lo boièr" (linguadociano e limosino).N. B. - Sulla datazione del canto “le/lo bouyer” e sul suo significato, funzione ci sono varie ipotesi che qui non è possibile affrontare.

Saluti

Giuseppe Boscolo
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arm. Paolo Bon
trascr. pronuncia e note
di Giuseppe Boscolo
TTBB
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arm. Paolo Bon
(partitura originale)
TTBB
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1 commento:

  1. Carissimo Giuseppe, purtroppo a causa di una inevitabile e inaspettata reinstallazione del sistema operativo, ho perduto la sua ultima email e ovviamente il suo indirizzo. Se può essere così gentile da rimandarmela...

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